Origene, Contro Celso, VIII, 17-20

Celso dichiara che noi “rifuggiamo dall’innalzare altari e statue e templi”, dacché ritiene che questa “è la convenzione di una società segreta e misteriosa”. Ed egli non riesce a scorgere che per noi lo spirito di ciascuno degli uomini giusti è l’altare, da cui si innalzano veracemente ed intelligibilmente incensi dal soave odore, preghiere cioè sgorganti da una pura coscienza. […] Le statue e le offerte votive, che convengono a Dio, non sono le opere fatte da volgari artigiani, ma quelle manifestate e plasmate dentro di noi dal Verbo di Dio, le virtù, che sono imitazioni del Primogenito di ogni creazione nel quale stanno i modelli della giustizia, della prudenza, del valore, della sapienza, della pietà e delle altre virtù. Dunque dentro tutti quelli, che secondo il Verbo divino hanno edificato in se stessi la temperanza, la giustizia, il va­lore, la sapienza, la pietà, e le realizzazioni delle altre virtù, vi sono delle statue; e noi siamo persuasi che è conveniente onorare con esse il prototipo di tutte le statue, l’immagine del Dio invi­sibile, il Dio unigenito. […] E come nel campo degli scultori vi sono alcuni, i quali riescono a fare opere meravigliose, quale fu, per esempio, Fidia o Policleto, o i pittori Zeusi ed Apelle, mentre altri fanno le loro opere meno bene di costoro, ed altri ancora meno bene di questi: come, per dirla in breve,  vi è una diversità infinita nella realizzazione delle sculture e delle immagini, allo stesso modo vi sono alcuni che realiz­zano statue del Dio supremo in maniera migliore e secondo una tecnica perfetta, così che non si può stabilire alcun confronto fra lo Zeus Olimpico scolpito da Fidia, e l’uomo scolpito ad immagine di Dio che l’ha creato. Ma di tutte le immagini, che esistono in tutto il creato, molto più bella e più perfetta è quella che è nel nostro Salvatore, il quale dice: il Padre è in me.

In ognuno di coloro che secondo le loro forze cercano d’imi­tarlo sotto questo aspetto vi è una statua fatta secondo l’immagine del Creatore, che essi realizzano contemplando Dio con cuore puro, e divenendo imitatori di Dio. E, parlando in generale, tutti i Cristiani si sforzano di edificare altari, come quelli che abbiamo detto, e statue, come quelle che abbiamo descritto, non certo senza anima ed insensibili, né ricettacoli di demoni golosi che vanno a caccia di cose inanimate, ma immagini ricettive dello Spirito di Dio che dimora, come nella propria abitazione, in quelle immagini di virtù che abbiamo già detto. […]

Cerchi ora, chi ha voglia, di istituire un raffronto fra gli altari che ho descritto, e quelli di cui parla Celso, fra le statue insite nell’anima di quanti esercitano la pietà verso il Dio dell’universo, e le statue di Fidia, di Policleto e dei loro simili: faccia il confronto, e vedrà apertamente che quelle sono senz’anima e si distruggono col tempo, mentre queste dimorano nell’anima immortale tanto a lungo, quanto l’anima razionale desidera che rimangano in essa.

Poniamo ora che si debba fare un raffronto tra queste due specie di templi per mostrare ai seguaci delle idee di Celso che noi non rifuggiamo dall’edificare templi, che siano adatti alle statue ed agli altari descritti sopra, ma che invece evitiamo di costruire per il dispensatore di ogni specie di vita templi senz’anima e senza vita: ebbene, cerchi allora di ascoltare chi ha voglia, in qual modo noi abbiamo imparato che i nostri corpi sono il tempio di Dio, e che se taluno per intemperanza o per errore distrugge il tempio di Dio […] costui sarà a sua volta distrutto, come veramente empio verso il tempio verace. […]

Pertanto non è vero che noi rifuggiamo dall’edificare altari e statue e templi, in quanto “questa è la convenzione di una società segreta e misteriosa”, ma è vero invece che lo facciamo perché abbiamo trovato, grazie all’insegnamento di Gesù, la maniera di attuare la pietà verso la divinità, e quindi rifuggiamo da quelle cose che sotto l’apparenza della pietà rendono empi gli uomini che si staccano dalla pietà vera operata per mezzo di Gesù Cristo.