Gregorio di Nazianzo, Discorsi, XVIII, 39

Quest’opera [la chiesa di Nazianzo] degna di non essere taciuta supera molte altre per grandezza e quasi tutte per bellezza. Essa con otto lati regolari accoglie colui il quale le si dirige incontro, elevandosi verso l’alto con la bellezza delle colonne e dei portici; lo accoglie con delle figure collocate sopra questi portici che in nulla cedono al naturale dal­l’alto poi lo illuminano con il cielo e da ricche sorgenti di luce la vista è abbagliata come se si trovasse realmente nella casa della luce. Essa è circondata tutt’intorno da ambulacri che si estendono dall’uno e dall’altro lato, di angolo uguale e di materia splendidis­sima e che comprendono nel mezzo un grande spazio. Risplende da­vanti per l’eleganza della porta e dell’atrio che da lontano accoglie chi si avvicina. E parlo non soltanto dell’ornamento esteriore, della bellezza e della grandezza dei blocchi di pietra di quattro piedi lavorata finemente a treccia sia nelle parti marmoree delle basi e dei capitelli i quali intervallano gli angoli, sia nella parte esterna che in nulla cede all’interno. E neanche parlo delle superfici dai molti e variopinti aspetti, collocate davanti e sovrapposte dalla base fino al vertice il quale ostacola la vista limitandola.