Sant’Ambrogio, Hexaemeron, II, 5, 21

Sogliono gli artefici fare prima i pezzi del loro lavoro e poi connetterli abilmente, come quelli che scolpiscono nel marmo o fondono nel bronzo o plasmano nella cera volti o corpi d’uomini, senza sapere però fino a che punto si corrisponderanno poi le varie membra, e quale bellezza daranno congiungendole. Onde essi fino al lavoro completo o non si arrischiano a lodare, o lodano solo parzialmente.

Ma Dio invece, come giudice di tutte le cose e conscio del futuro, loda già come perfette anche le cose che sono appena al loro cominciare, prevedendo col sapere suo, il termine dell’opera sua. [...] Egli loda i particolari presenti come convenienti agli altri che verranno, e loda il totale, risultante ordinato dalla bellezza dei particolari. Vera bellezza infatti è l’essere come si conviene, sia nei particolari, sia nell’insieme, sì che lodevole sia nei primi la leggiadria e nell’insieme la piena convenienza della forma.