Baldassarre Castiglione, Cortegiano, 1528, libro I, 36; 53

Chi adunque vorrà esser bon discipulo, oltre al far le cose bene, sempre ha da metter ogni diligenzia per assimigliarsi al maestro, e se possibil fusse, transformarsi in lui. E quando già si sente aver fatto profitto, giova molto veder diversi omini di tal professione, e, governandosi con quel bon giudicio che sempre gli ha da esser guida, andar scegliendo or da un or da un altro varie cose. E come la pecchia ne’ verdi prati sempre tra l’erbe va carpendo i fiori, così il nostro Cortegiano averà da rubare questa grazia da que’ che a lui parerà che la tenghino, e da ciascun quella parte che più sarà laudevole; e non far come un amico nostro, che voi tutti conoscete, che si pensava esser molto simile al re Ferrando minore d’Aragona, né in altro avea posto cura d’imitarlo, che nel spesso alzar il capo, torzendo una parte della bocca, il qual costume il re avea contratto così da infirmità. E di questi, molti si trovano, che pensan far assai, pur che sian simili ad un grand’omo in qualche cosa; e spesso si appigliano a quella che in colui è sola viziosa  [...]

 Rise quivi messer Cesare Gonzaga, e disse: “Io già non son pittore; pur certo so aver molto maggior piacere di vedere alcuna donna, che non arìa, se or tornasse vivo, quello eccellentissimo Apelle che voi poco fa avete nominato”. Rispose il Conte: “Questo piacer vostro non deriva interamente da quella bellezza, ma dalla affezion che voi forse a quella donna portate; e, se volete dir il vero, la prima volta che voi a quella donna miraste, non sen­tiste la millesima parte del piacere che poi fatto avete, benché le bellezze fussero quelle medesime: però potete comprender quanto più parte nel piacer vostro abbia l’affezion che la bellezza. “Non nego questo, – disse messer Cesare – ma secondo che ‘l piacer nasce dalla affezione, così l’affezion nasce dalla bellezza: però dir si po che la bellezza sia pur causa del piacere”. Rispose il Conte: “Molte altre cause ancor spesso infiammano gli animi nostri, ol­tre alla bellezza; come i costumi, il sapere, il parlare, i gesti, e mill’altre cose, le quali però a qualche modo forse esse ancor si potriano chiamar bellezze; ma sopra tutto il sentirsi essere amato: di modo che si po ancor senza quella bellezza di che voi ragionate amare ardentissimamente; ma quegli amori che solamente nascono dalla bellezza che superficialmente vedemo nei corpi, senza dubbio daranno molto maggior piacere a chi più la conoscerà, che a chi meno. Però, tornando al nostro proposito, penso che molto più godesse Apelle contemplando la bellezza di Campaspe, che non faceva Alessandro: perché facilmente si po creder che l’amor dell’uno e dell’altro derivasse solamente da quella bellezza; e che deliberasse forse ancor Alessandro per questo rispetto donarla a chi gli parve che più perfettamente conoscer la potesse. Non avete voi letto, che quelle cinque fanciulle da Crotone, le quali tra l’altre di quel populo elesse Zeusi pittore, per far di tutte cinque una sola figura eccellentissima di bellezza, furono celebrate da molti poeti, come quelle che per belle erano state approvate da colui, che perfettissimo giudicio di bellezza aver dovea?”