Renata Boero. Cromogrammi, Castello Aragonese, Ischia, sino al 25 settembre 2011

Figura appartata dell’area neoavanguardistica dell’astrazione basata sulla pura sostanza cromatica, Renata Boero in questa antologica mostra l’ampiezza tutta del suo corso espressivo.

Boero, Cromogramma, 1974

Boero, Cromogramma, 1974

Dagli anni ’70 il suo lavoro si basa sulla ricerca di una sorta di naturalità fisiologica del colore. Il che significa operare sulla non artificiosità delle tinte, in un à rebours nel primario che faccia rivivere il senso di scoperta meravigliata, di consonanza con la sostanza del mondo, che animava le prime esperienze dell’umano.

E significa anche agire su una sorta di strutturazione essenziale dell’opera, fatta di porzioni cromatiche d’autonoma identità e carattere e ancora di rapporti tra tono e tono, in un’iterazione catalogatoria che trascorre ben presto in cadenza poetica.

Boero è rimasta, nel tempo, sostanzialmente fedele al suo approccio iniziale, di cui parimenti si avvertiva il radicamento in delucidato valore antropologico del fare e una riflessione attenta su quanto vicende come la pittura analitica andavano annunciando.

Boero, Cromogramma, 1975

Boero, Cromogramma, 1975

Non l’ideologia dell’objecthood dell’opera, ha nutrito in questi decenni l’artista, e piuttosto un senso ben più profondo e vitale di corporeità della cosa pittorica, dello scambio tra mano agente e materia anche sensualmente complice.

Il “fatto da mano umana” di Boero è tornato a farsi valore, risposta tutt’altro che scontata all’arroganza ideologica di troppe pratiche del contemporaneo.