Il libro di massa? Nasce in Francia nel ‘600, in “Pen”, III, 7, Milano, aprile-giugno 2009

A Troyes, nell’Aube, Nicolas Oudot concepisce all’inizio del ‘600 dei libri di piccolo formato e dalla foliazione contenuta, stampati su carta di modesta qualità e con risorse tipografiche ridotte all’essenziale, la cui vendita è affidata ai colporteurs, i venditori ambulanti così chiamati perché reggono appesa al collo una cassetta contenente le mercanzie. I libri costano 2 soldi e sono protetti da una copertina non stampata di colore blu: da ciò deriva il nome con cui passano alla storia, bibliothèque bleue.

Scuola francese, Le colporteur, XVII secolo

Scuola francese, Le colporteur, XVII secolo

E’ la prima volta che un libro esce dai palazzi aristocratici e dalle chiese, e prende a circolare libero per il mondo, in un modo che prefigura il libro di massa attuale. I mercati, le fiere paesane, le sagre di campagna del Nord-Ovest della Francia, intorno a centri come Rouen e Caen, e poi a città come Parigi, Troyes e Lione, sono lo scenario naturale di questa idea rivoluzionaria di editoria. Essa ha un successo tale che agli inizi del ‘700 si censiscono in Francia 150 tipografie, distribuite in 70 centri, specializzate nel genere.

Il segreto della biblioteca blu è l’incontro tra il bassissimo prezzo, che rende il libro accessibile agli strati meno colti e più bassi della popolazione – agricoltori, funzionari di rango inferiore, artigiani, piccolo-borghesi, gli operai più alfabetizzati – e i contenuti, che oscillano tra divulgazione e divertimento con un approccio culturalmente non impegnativo e un senso pragmatico dell’utilità.

Non si tratta, beninteso, di libri a basso costo di quelli che oggi si indicano come “usa e getta”: essi rappresentano invece per chi li possiede un bene prezioso, e vengono letti e riletti in solitudine così come in gruppo ad alta voce, vengono imparati a memoria, e addirittura copiati a mano.

Dal punto di vista delle trattazioni, i libri della biblioteca blu sono compilazioni, sunti, centoni di opere importanti, tanto anonime quanto attribuite ad autori fittizi: gli stessi tipografi, spesso, ne sono i responsabili, e con loro gli antenati dell’usanza, tuttora diffusa tra chi scrive, di far editoria commerciale senza ambire alla gloria della firma in copertina.

Gli argomenti di maggior successo si irradiano in direzioni diverse. Miracoli, prodigi, curiosità, misteri, profezie – Nostradamus e i suoi emuli sono veri best seller – e fatti di cronaca nera rappresentano un filone in grado di far concorrenza ai libri devoti, diffusissimi e basati sulle vite dei santi e sui modelli di vita pia.

Vie de Sainte-Reine, Troyes, XVIII secolo

Vie de Sainte-Reine, Troyes, XVIII secolo

Sul piano della vita pratica spopolano almanacchi e calendari, manuali di medicina popolare come Le médecin des pauvres, libri di cucina, di giardinaggio, di buone maniere, di consigli sul modo migliore di scegliersi moglie e di educare i figli, sulle nuove mode nel vestire e nei consumi: il caffè e il tabacco, che vanno rapidamente diffondendosi, sono oggetto di un vero  e proprio culto.

Sul piano dell’intrattenimento, è la tradizione dei racconti di fate, dei romanzi di cavalleria e d’amore, delle novelle edificanti a dominare, affiancata dal genere nuovo dei libri umoristici: anche l’“arte del peto” è tema affrontato dalla biblioteca blu.

Al successo di questi volumetti, almeno per quanto riguarda le pubblicazioni devote, non è estranea una strategia deliberata di pedagogia di massa sostenuta dalla Chiesa controriformista, che li vede come strumenti preziosi per consolidare un modello di vita morigerato, educato all’onestà e al rispetto sociale, identificato nei valori della religione e della famiglia.

Per converso la biblioteca blu concorre in modo notevole ad innalzare i livelli di alfabetizzazione, e può divenire strumento di diffusione di messaggi che, anziché favorire la coesione sociale, vogliano minarla. Per tali ragioni l’autorità politica li guarda con sospetto. Dopo decenni di controversie, censure e proibizioni, Napoleone III proibisce definitivamente la vendita ambulante di libri.

Ma ormai la strada è tracciata. Aumentati ulteriormente i livelli di alfabetizzazione, diventata fitta e uniforme la rete degli istituti di insegnamento di base e tecnico, moltiplicatisi i gabinetti (celebre in Italia è quello fondato nel 1819 a Firenze da Giovan Pietro Vieusseux) e le società di lettura così come le biblioteche circolanti, il libro esce definitivamente dall’ambito della cultura alta e del consumo di nicchia per divenire uno strumento popolare, nella veste duplice di momento di elevazione culturale e di svago popolare.

Negli anni trenta dell’‘800 nascono, sull’esempio storico della biblioteca blu ma con ben altra qualità culturale, collane economiche e edizioni suddivise in fascicoli.

Kipling, The City of Dreadful Night, Indian Railway Library, 1891

Kipling, The City of Dreadful Night, Indian Railway Library, 1891

Gervais Charpentier in Francia e Giuseppe Pomba in Italia  sono pionieri di tale scelta editoriale. La “Biblioteca Popolare” di Pomba e la “Collection Charpentier” raggiungono tirature non disprezzabili, nell’ordine di 10.000/15.000 copie, pubblicando sia classici in veste tascabile, con una stampa fitta su carta di modesta qualità, sia libri a puntate, nei quali si specializzano mestieranti ma anche autori divenuti grandi, oppure ancora autori importanti che firmano testi scritti da mestieranti, in quei tempi di schiavismo detti “negri”.

Queste collane lanciano un vero e proprio genere, amplificato dalla scoperta del tempo di viaggio come tempo di lettura che porta al lancio della “Railway Library” di Routledge in Inghilterra e in Francia della “Bibliothèque des Chemins de Fer” di Louis Hachette, che è anche potente editore di libri scolastici.

E’ in tale ambito che si verifica un altro importante mutamento nella veste editoriale del libro. Alla tradizionale copertina muta se ne sostituisce dapprima una che riporta il titolo e l’autore su carta colorata (nella “Bibliothèque des Chemins de Fer” sette colori contraddistinguono diversi filoni di argomenti) e con qualche ornamento.  Dal 1830 viene introdotta inoltre la legatura industriale in cartone rigido ricoperto di tessuto colorato con fregi, dorature e talora illustrazioni in litografia applicate. Dalla seconda metà del secolo la copertina, illustrata, prende a essere uno strumento comunicativo a pieno titolo, identificativo del libro, della collana e dell’editore, con valenza anche pubblicitaria: quasi contemporaneamente la quarta di copertina diviene uno spazio informativo a disposizione dell’editore.

Un caso particolare di editoria popolare ad alta diffusione è quello praticato da Jules Verne, che nel 1863 stipula con l’editore Pierre-Jules Hetzel, specializzato in libri illustrati e per ragazzi, un contratto di pubblicazione per tre libri l’anno, inaugurando il principio delle serie autoriali assai praticate ancor oggi dalla letteratura di consumo: nel 1864 esce Voyage au centre de la Terre, l’anno successivo De la Terre à la Lune.

Verne è considerato l’inventore di un genere di letteratura, la fantascienza, che avrà grande seguito.

La formazione di veri e propri generi romanzeschi, incentivata dalla tendenza al consumo popolare e di svago della letteratura, è tuttavia di molto precedente. Ne1 1838 Edgar Allan Poe pubblica The narrative of Arthur Gordon Pym, capostipite della letteratura mistery, e nel 1841 The murders in the Rue Morgue che, ripreso da Arthur Conan Doyle nel 1887 con A study in scarlet e nel 1890 con The sign of four, inaugura il filone poliziesco.

Verne, De la Terre à la Lune, 1865

Verne, De la Terre à la Lune, 1865

Ma la massima popolarità è ottenuta dal feuilleton, in Italia denominato romanzo d’appendice, che fa il suo debutto nel 1819 con la pubblicazione a puntate del Robinson Crusoe di Defoe sul “London Post”.

In Francia Emile de Girardin, direttore di “La Presse”, emulando Louis-François Bertin che lo aveva concepito per il suo “Journal des Débats” e in concorrenza con “Le Siècle” , decide nel 1836 di pubblicare a puntate La Comtesse de Salisbury di Alexandre Dumas padre e poi La vieille fille di Balzac, così da ridurre i costi di produzione del giornale ottenendo in aggiunta una fidelizzazione dei lettori, che per “La Presse” giungono nel volgere di qualche anno a superare i 60.000. Alla fine della pubblicazione il romanzo viene riproposto come libro, con esiti di tiratura e vendita notevoli: anche se, annota Emile Zola, “per nutrire il suo autore ogni opera deve passare prima in un giornale, che la paga da quindici a venti centesimi a riga.”

Alcuni capolavori della letteratura sia alta sia di intrattenimento nascono come feuilletons, da Les trois mouquetaires e Le Comte de Monte-Cristo di Dumas, 1844, a Les mystères de Paris di Eugene Sue, da Delitto e castigo di Dostoevskij a Guerra e Pace di Tolstoj, da The Pickwick Papers di Charles Dickens a Uncle Tom’s Cabin della Stowe. In Italia i casi più clamorosi riguardano Pinocchio di Collodi, 1881, e dal 1895 i romanzi di Emilio Salgari.

Nell’ambito di una letteratura volta a coinvolgere un pubblico nuovo si collocano iniziative come quelle di Hachette, che pubblica libri per ragazzi e nel 1857 avvia la “Bibliothèque rose”, antesignana di quella femminile che diviene vero e proprio genere e in Italia vede affermarsi autrici come Neera e Cordelia; di Michel Lévy, che nel 1851 pubblica collezioni a bassissimo prezzo, sino a un franco, di testi di buona qualità; del milanese Edoardo Sonzogno, che nella “Biblioteca romantica illustrata” e nella “Biblioteca romantica economica”, 1866, inizia a pubblicare libri di autori come Victor Hugo e Dumas, riprendendoli dalla pubblicazione a puntate sul suo quotidiano “Il Secolo”.

In Italia Emilio Treves mira a un pubblico più acculturato e pubblica autori come Giovanni Verga e Edmondo De Amicis, il quale con Cuore, 1886, giunge a settantadue edizioni in tre anni. Nello stesso ambito opera Felice Le Monnier, che nel 1841 debutta con i Discorsi sulle storie italiane del canonico Giuseppe Borghi, e nel 1845 si segnala per un’edizione non autorizzata dei Promessi Sposi di Manzoni che gli vale una delle più precoci condanne per violazione del diritto d’autore. La sua linea è quella dei classici e dei grandi autori contemporanei come Leopardi, Foscolo, D’Azeglio.

L’area tedesca, l’americana e l’inglese ottengono i maggiori successi nell’editoria tecnica e scientifica. In particolare, nascono alcune grandi riviste di comunicazione e divulgazione scientifica  come il “British Medical Journal”, 1840, “Scientific American”, 1845, “National Geografic”, 1888, “Nature”, 1896.

Stowe, Uncle Tom's Cabin, 1852

Stowe, Uncle Tom's Cabin, 1852

In Francia la letteratura tecnica e specialistica è praticata da Dunod e da Pierre Larousse, che si orienta alla realizzazione di dizionari e opere enciclopediche, e in Italia da UTET, nata nel 1854 su iniziativa di Pomba, e da Ulrico Hoepli, il quale nel 1870 avvia una produzione di manuali tecnici, scientifici e professionali tra i quali spicca l’ormai leggendario Manuale dell’ingegnere di Giuseppe Colombo, 1877, tuttora in commercio e giunto all’ottantaquattresima edizione.

In termini di tirature, l’aumento registrato nel corso del secolo è vertiginoso, sino a veri e propri casi di best seller.

Se nel 1814 il Corsair di Byron vende 10.000 copie, nel 1829 l’edizione maggiore delle Waverley Novels di Walter Scott ne vende quasi 80.000. Nell’ordine delle decine di migliaia di copie si conta la diffusione di opere come Notre-Dame de Paris e Les Misérables di Victor Hugo, ma è Uncle Tom’s Cabin di Harriet Beecher Stowe a produrre un brusco innalzamento dei livelli di vendita. Uscito a puntate nel 1851 sul foglio abolizionista “The National Era” di Cincinnati, il libro vede nel 1852 due edizioni, la prima con sette illustrazioni di Hammatt Billings, la seconda, con 117 immagini dello stesso autore, pubblicata per Natale. La prima edizione, di 5.000 copie, è esaurita in due giorni: alla fine dell’anno ne sono vendute 300.000 negli Stati Uniti e 200.000 in Inghilterra, e nel volgere di due anni escono 60 traduzioni del libro.

Dal canto suo L’Assommoir di Emile Zola, 1877, vende 150.000 copie nel solo primo anno di pubblicazione. Si consideri, per confronto, che un’edizione italiana dell’epoca raramente raggiunge le mille copie, e che nel 1873 non si sono ancora esaurite, a distanza di quattro anni, le 3.000 copie della tiratura dell’Education sentimentale di Flaubert.

Grandi tirature, edizioni economiche per tutti: la vicenda del libro moderno si è definitivamente avviata.