Aristotele, Etica Nicomachea, VI, 4, 1140a, 2-10

Di ciò che può esser diversamente da ciò che è, altro è l’oggetto della creazione, altro quello dell’azione. Quindi creazione arti­stica ed azione son cose diverse… Cosicché anche la disposizione pratica, accompagnata da ragione, è diversa dalla disposizione crea­tiva, accompagnata da ragione. Perciò anche l’una non comprende l’altra: né infatti l’azione s’identifica con la creazione artistica, né questa s’identifica con l’azione. Poiché dunque l’architettura è un’arte; in quanto è una disposizione creativa accompagnata da ra­gione, e non v’è nessuna arte che non sia una disposizione crea­tiva accompagnata da ragione, né alcuna siffatta disposizione che non sia arte, saranno dunque la stessa cosa l’arte e la disposizione creativa accompagnata da ragione verace. Ogni arte riguarda la produzione, e il creare con l’abilità e la teoria come possa prodursi qualcuna delle cose che possono sia esserci sia non esserci e di cui il principio è in chi crea e non in ciò che è creato; infatti l’arte non riguarda le cose che sono o che si producono necessariamente, né per natura, in quanto queste hanno il loro principio in se stesse. E poiché la creazione artistica e l’azione son cose diverse, necessa­riamente l’arte riguarda la creazione e non l’azione…

L’arte è dunque, come s’è detto, una disposizione creativa accompagnata da ragione vera (la mancanza di altre al contrario è una disposizione produttiva accompagnata da ragione erronea) intorno a quelle cose che possono essere diversamente da quel che sono.