Paolo Scheggi, Niccoli arte moderna, Parma, sino al 26 febbraio 2011

A “Lo spazio dell’immagine”, Foligno 1967, Scheggi presenta Intercamera plastica. Modalità interspaziali, il cui la seriazione formativa che ne anima l’opera tutta si mostra nella sua modalità teoricamente illimite, in grado di farsi luogo, dimora stabilita concettualmente e fisicamente dell’esperienza umana.

Scheggi, Intersuperficie, 1967

Scheggi, Intersuperficie, 1967

Dal 1961 Scheggi è a Milano, dove nell’orbita di Fontana e della vicenda di Azimut muove dalla monocromia, dallo spostamento della sostanza visiva dalla convenzionalità rappresentativa alla fisiologia del toccare con gli occhi.

Essa si attua, in lui, attraverso una forma diversa di objecthood dell’opera, fondata sull’inafferrabilità di una visione univoca, sulla dilatazione spazio/temporale della percezione per via di diversa, fisica ambiguità ottica.

La convenzione superficiale trascolora così per via di levare e di moltiplicarsi, in un perdersi dello sguardo che viene inghiottito da una distanza della quale non trova specchiamento e misura.

Scheggi, Interusperficie curva dall'ocra, 1962

Scheggi, Interusperficie curva dall'ocra, 1962

È, questo, il fontaniano far passare l’infinito attraverso il taglio che si fa ambiguamente fervida nozione d’indefinito; è intendere la shape ovale come forma di generazione sino a ritrovarla nel monema plastico dinamico per eccellenza, il cerchio, in un all-over di fori che stratificandosi cadenzano e moltiplicano l’immagine.

Alla base di tutto ciò sta il valore fondante del concretizzare, dell’architettare pratico nelle dimensioni dello spazio/tempo dell’esperienza fisica, dunque dell’accorciamento della distanza tra l’alterità dell’opera dell’arte rispetto all’esperienza ordinaria. Non forme, esso prevede, ma l’identificazione di un modulo, di una cellula plastica che, senza altra ragione necessitante che la sua funzionalità linguistica, si articoli per iterazioni e varianti, facendo della propria stessa regolarità il principio formativo essenziale, a un tempo perfettamente astratto e perfettamente concreto.