Alla faccia! Caravaggio, ancora

Ed eccoci ancora a stranire per la vicenda di un Caravaggio, che quest’anno pare sia l’unico artista del quale il mondo abbia deciso di occuparsi. La soprintendente di Roma vincola il prestito a una iniziativa a Porto Ercole che prevedeva, peraltro sin dall’inizio, il San Giovannino in compresenza di due dipinti di Nicola Samorì, alla non esposizione di questi ultimi: non perché si tratti di iniziativa peregrina – il che effettivamente verrebbe da pensare: ma si sa, quest’anno Caravaggio va via come la rucola nei ristoranti mediocri – ma perché, afferma la tutrice dei beni italici, “non siamo normalmente abituati a fare prestiti così importanti all’interno di altre mostre che prevedono quadri di arte contemporanea”. Ma davvero? Siamo proprio così sicuri?

Cioè, desumo da quel “non siamo”, che suona arcaico e autorevole come il “non possumus”: è regola generale delle soprintendenze non prestare quadri antichi a mostre che prevedano la presenza di artisti contemporanei, mentre si possono ospitare opere dei medesimi nei musei d’arte antica, purché beninteso tali contemporanei siano “cool”; è regola decidere di prestare un quadro importante a una mostra che non si capisce perché si faccia, che senso abbia, dove vada a parare, ma a patto che non sia “inquinata” da presenze contemporanee (tutte? certe sì certe no? a insindacabile discrezione di chi?); è regola non dire queste cose troppo tempo prima, magari al momento della richiesta, ma a ridosso dell’inaugurazione, altrimenti nessuno ne parla; è regola spedire in vacanza un quadro in una mostra dai chiari connotati turistico-assessorili, purché sia orbata della turpe presenza del turpe contemporaneo. Oppure certe soprintendenze fanno così, e certe altre cosà, a seconda di come gli gira, di chi chiede il prestito, di quelle che un tempo si chiamavano le convenienze?

Grandi dilemmi canicolari, e un’altra figura tapina fatta da tutti.