Intorno a un’opera di Raul Gabriel, catalogo della mostra, Chiesa dei Santi Simone e Giuda, 52° Festival dei Due Mondi, Spoleto, 2 luglio 2009

Chi diciamo noi che sia l’individuo che offre l’evidenza umile e potente del proprio corpo, i gesti essenziali ma decisivi della sue braccia, al nostro sguardo?

Gabriel, X-fiction, 2008-2009

Gabriel, X-fiction, frame, 2008-2009

Raul Gabriel ha una lunga vicenda di interrogazione del corpo, trama di organico e di complesse fisiologie, entro le cui fattezze ha scavato per via d’una pittura inamena sino a farsi feroce, sempre oltre la soglia d’ogni estetico possibile, in cerca della radice sorgiva dell’idea stessa di corpo, e d’immagine.

La persona è lì, solitaria, presentissima insieme, comunque altra all’esperienza nostro ordinaria. Si staglia nitida oltre l’assedio del rumore ossedente e ossessivo che dell’esistere è la materia informe. Compie gesti semplici ma ultimativi.

Gesti che assumono, al nostro sguardo, la responsabilità delle pose decisive dell’iconografia occidentale, quelle in cui non agisce la finzione, ma la verità radicale.

Sia che usi gli strumenti della pittura sia che ricorra, come qui, a quelli che la tecnologia ulteriore ha reso disponibili, Gabriel sa bene che la questione è quella di un’arte che, comunque si manifesti e declini, sia consapevole di doversi fare portatrice di valori. Eccolo, dunque, interrogare in quest’opera il mistero del corpo e dell’immagine per eccellenza, frutto storico di quella che Julia Kristeva ha indicato come la “negoziazione che si è svolta tra la verità invisibile della Bibbia e il culto greco dell’apparire” da cui nasce anche in arte, si creda o no, il miracolo cristiano.

Gabriel, X-fiction, 2008-2009

Gabriel, X-fiction, frame, 2008-2009

Dunque, questa di Gabriel è la conferma che è ancora possibile un’arte di valori, un’arte che attraverso le mille vie del creare umano ritrovi, infine, la Luce.

“Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno” (Luca 17, 24).