Alla faccia! Ballen e l’intervista

Si sa, è un casino con questa storia dei fotografi che sono anche artisti, che poi ai curators gli tocca occuparsene anche se non ne sanno mezza. Così vengono fuori faccende esilaranti come la seguente. Nel giornalino della Triennale un curatore sussiegoso che di nome fa Bellini chiede al grande Roger Ballen: “Ho letto in una intervista che proprio in Sud Africa, nei primi anni Ottanta, hai smesso di utilizzare la più maneggevole 45 millimetri e sei passato ad una Rolleiflex. Immagino che il formato quadrato dell’obbiettivo ti abbia portato a riflettere maggiormente sui valori compositivi e formali dell’immagine. E’ così? In fondo era proprio l’obbiettivo che utilizzava Paul Strand”. Confrontare e confondere una pellicola con un obiettivo è un po’ come dire che uno passa dal pennello a lingua di gatto alle tele di formato ovale: non c’entra, semplicemente, una mazzafionda. Magari questo è convinto che Ballen faccia le foto quadrate perché usa la Rollei. Venirgli in mente che Strand le foto le stampava comunque rettangolari pareva brutto, in effetti. Un mito. Ballen doveva essere nella sua giornata della bontà perché, a questo po’ po’ di domanda, non ha risposto con il “vaffa” che gli è sicuramente affiorato alla mente.