Sergio Emery. Opere 1983 – 2003, Museo d’arte Mendrisio, sino al 4 luglio 2021

Emery è stato un artista sempre profondamente concentrato nell’auscultazione profonda della propria condizione affettiva, che per lui era ethos primario: così ha inteso sin dagli inizi il suo picassismo e il suo avvicinamento al naturalismo autre della “scuola lombarda” del secondo dopoguerra.

Emery, Superficie, 1993

Emery, Superficie, 1993

Ha rimuginato per decenni sul punto di transito e di contraddizione in cui la pittura perde ogni referenzialità, pur convenzionale, e si fa pienamente corpo pittorico equivalente al naturale, necessitato dalle proprie stesse movenze di crescita.

Quando, agli inizi degli anni ottanta, si avvia la sua stagione ultima non è quella di una maturità tarda, ma una sorta di condizione poetica infine liberata da ogni dover essere pittorico. Nascono opere straordinarie, svolte per cicli che s’affollano e non chiedono a se stessi un destino, men che meno un parti pris, ma solo una sorta di definitiva intensità.

Emery, Il mistero del quadro, 2001

Emery, Il mistero del quadro, 2001

Ecco che dunque nell’ultimo Emery il naturale si sottrae al mero dato sensibile e diventa piuttosto celebrazione intuìta della sostanza vivente, punto limite in cui agiscono riverberi profondi, simbologie oscure.