Nicola Samorì. Sfregi, Palazzo Fava, Bologna, sino al 25 luglio 2021

Giunge, per Samorì, il tempo della grande mostra, del mettere al fuoco tutta la carne dei suoi rimuginii pittorici: la carne, che è la sostanza della sua idea di pittura, sostanza della rappresentazione e sostanza del corpo pittorico.

Nicola Samorì, Sofonisba, 2018 © Monitor, Roma-Lisbon-Pereto

Nicola Samorì, Sofonisba, 2018 © Monitor, Roma-Lisbon-Pereto

Da sempre l’artista è posseduto da una sorta di ossessione per il pittorico, la virtù esibita dell’artifex e la deroga brusca e digrignante, quasi un giocare arguto con l’hybris di Capaneo. Qui l’incombere del retaggio pittorico della storia dell’arte, il suo essere fondamento identitario dall’autorevolezza pericolante, è matter stessa del progetto, in quei saloni dove il Fregio di Medea dei Carracci e la Maddalena penitente di Canova si ergono a paradigmi ormai sacrati.

Ne nascono una serie di operazioni sagaci di destrutturazione e di deriva formale, a tramare un reticolo di possibili visivi nei quali, tutti insieme, si dipana l’interrogatività feroce e fastosa dell’artista, il suo criticismo continuamente in atto.

Nicola Samorì, Secondo natura, 2020 © Monitor, Roma-Lisbon-Pereto © Galerie EIGEN+ART, Leipzig Berlin. Foto Rolando Paolo Guerzoni.

Nicola Samorì, Secondo natura, 2020 © Monitor, Roma-Lisbon-Pereto © Galerie EIGEN+ART, Leipzig Berlin. Foto Rolando Paolo Guerzoni.

È una mostra, come sempre quelle di Samorì, sorprendente e dissonante, un ulteriore tassello di un percorso in realtà ancora relativamente breve: nel 2008 lo ricordo debuttante al Premio Cairo. Sorprendente, dissonante, e convincente.