Giacometti. Face to Face, Moderna Museet, Stockholm, sino al 30 maggio 2021

La mostra non è importante perché da un ventennio il grande scultore non godeva una mostra di questo livello in Svezia, ma perché è una mostra ampia, completa di tutto ciò che dev’esserci, condotta con sobrietà solida e senza birignao, come pure raramente è altre volte accaduto con Giacometti.

Giacometti, Femme cuillère, 1927

Giacometti, Femme cuillère, 1927

In effetti, nei decenni sulla lettura della sua opera si è sedimentata una patina di letterario, con croste tenaci del mito di “quella Parigi” – Georges Bataille, Jean Genet, Samuel Beckett, e poi ancora Sartre, eccetera – che l’ha fatto piuttosto diventare narrazione, aneddoto, curiosità, bizzarria.

Ora le sue opere vengono esposte lì, senza apparati retorici, forti solo della loro straordinaria problematicità, e ne recuperi la grandezza solitaria, ispida, feroce. Ed emerge nuovamente il suo rimuginio ultimativo sul corpo e sulla dimensione, sull’essere e sul somigliare, sul valore atavico delle teste, su quei ritratti che potrebbero fondare un museo di antropologia moderna, che come in ogni antropologia fa essere la scultura qualsiasi altra cosa, ma non bellezza.

Giacometti, Face to Face, Stockholm

Giacometti, Face to Face, Stockholm

Possiamo ben dire che Giacometti s’inoltra oltre i confini che la vicenda delle avanguardie ha altrimenti solo intuito, e vede qualcosa che a nessun altro è stato dato di vedere. Silenziosamente, in ogni caso dovendo convincere solo se stesso.