Henry Moore.  Il disegno dello scultore, Museo Novecento, Firenze, sino al 18 luglio 2021

La grande mostra Henry Moore al Belvedere di Firenze si inaugurò il 20 maggio 1972, e fu il primo grande evento di massa in Italia in cui fosse protagonista l’arte contemporanea, con tanto di cospicui ritorni mediatici.

Mostra Moore, Firenze 1972

Mostra Moore, Firenze 1972

Ora quei fasti sono richiamati da una mostra scelta sul suo disegno, affiancata da “Henry Moore in Toscana”, ricca di foto e documenti sulle lunghe frequentazioni toscane del grande inglese. Eppure Moore era “difficile”, “astratto”, “surrealista” (espressione che allora si spendeva in senso per lo più negativo) e dunque riservato, nelle aspettative, a pochi. Eppure, le tracce di biomorfismo che vi si leggono, gli umori di metamorfosi geologica e comunque naturale, appaiono subito chiari.

Ciò che allora le grandi opere enfatizzavano metteva in ombra le sue straordinarie e non comuni doti di disegnatore, quel suo scavare una sorta di primitivo autre della forma e delle sue trasformazioni – emblematica è la sua serie Elephant Skull, tradotta anche in una serie di incisioni – sino a farlo diventare, autonomamente, nuova forma.

Moore, Elephant Skull, 1969

Moore, Elephant Skull, 1969

Giusto quindi ricordare la mostra di allora, ma nella concentrazione silenziosa di una mostra di addensata intensità: leggendone i disegni, ora che Moore è visto come una sorta di appartata star popolare, si risente ancora il suo intuire precocemente che lavorare sulla formazione, su un’idea non schematica di naturale, e su un progetto ispido di qualità, è decisivo, sempre sottratto com’è al gioco dei movimentismi e delle definizioni.