Josef Koudelka. Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza, Museo dell’Ara Pacis, Roma, sino al 16 maggio 2021

La mostra ha, è vero, “troppo” titolo, e una sorta di involontaria ironia: perché celebriamo queste rovine mentre siamo assediati dal paesaggio rovinoso d’anima che incombe su di noi?

Koudelka, Amman, Giordania, 2012 ©Josef Koudelka

Koudelka, Amman, Giordania, 2012 ©Josef Koudelka

Invece l’operazione di Koudelka, autore geniale di fotografia, è dipanare in un contesto fortemente connotato il rapporto controverso del contemporaneo con i segni dell’antico, con la fede, scriveva Seferis, che questi segni antichi abbiano un’anima, e che la loro sostanza stilli “presenza e poesia” quando uno sguardo ne faccia oggetto d’amore e comprensione, come intuiva geniale e asciutto Pasolini nelle Poesie mondane.

Siamo le mille miglia lontani dal rovinismo esotico ed estetico. Koudelka è, nel suo modo anomalo, un voyageur, anche se il suo nomadismo non è in cerca di meraviglie e insegue invece la sostanza profonda di vite e luoghi, la cui trama tesse senza nostalgie ma con istinto lucido carpendo il filo rosso che li fonda come tabernacoli d’una spesso controversa, problematica, fervida identità.

Koudelka, Tempio di Poseidone, Grecia, 2003 © Josef Koudelka,Magnum Photos

Koudelka, Tempio di Poseidone, Grecia, 2003 ©Josef Koudelka/Magnum Photos

Ricominciano le mostre, finalmente, ora. Sotto la crosta delle retoriche inevitabili, si può leggere qua e là il barlume di pensieri meno infondati: queste ad esempio non sono “belle” immagini, agitano una loro diversa tesa necessità.