Andrea Salvatori. Intorno a Michelangelo, varie sedi, Genova, Savona e Albissola, sino al 4 aprile 2021

La mostra celebrativa di Michelangelo organizzata al Palazzo Ducale di Genova ha generato un’iniziativa intelligente e saporosa: una serie di interventi di Andrea Salvatori, una delle figure più sofisticate e intelligenti della scultura ceramica contemporanea, disseminati in luoghi come le stanze di Pio VII nel Palazzo Vescovile di Savona, dove il papa fu per un tempo prigioniero di Napoleone, la cappella Sistina savonese – Sisto IV e Giulio II Della Rovere erano di qui –, casa Jorn ad Albissola Marina e altri.

Andrea Salvatori, Amore... ma che succede?, porcellana ready made e ceramica dorata, 2016. Ph. Omar Tonella-Federica Delprino. Courtesy l'artista

Andrea Salvatori, Amore… ma che succede?, porcellana ready made e ceramica dorata, 2016. Ph. Omar Tonella-Federica Delprino. Courtesy l’artista

Salvatori ha installato le proprie opere come accidenti acuminati, come glosse e postille fastosamente devianti, a partire da Big Testone, una replica della testa del David nella cui cavità fatta grotta siede una ninfa, esempio perfetto del suo meccanismo operativo.

Salvatori assume un’icona storico-artistica, non perde tempo né a renderle omaggio né a dissacrarla, pratica un détournement in cui si emulsionano originali, d’après, ricezionismi midcult assortiti, originali storici e parodie non banalizzanti, in un’emulsione che si regge sulla totale sprezzatura con cui Salvatori pratica l’arte antica e ispida della ceramica.

Andrea Salvatori, Davidiera, 2015, ceramica. Ph. Omar Tonella-Federica Delprino. Courtesy l'artista

Andrea Salvatori, Davidiera, 2015, ceramica. Ph. Omar Tonella-Federica Delprino. Courtesy l’artista

Ragiona di storia, storia dell’arte, midcult e kitsch, mettendosi non in cattedra ma preferendosi discolo intelligente che assapora la bellezza di stare dietro la lavagna per seminare le proprie schegge illuminanti. È un’operazione che vive di souplesse, felice e leggera, che dà anche una lezione d’arguzia a quanti sproloquiano da maestrini col dito alzato sull’innesto di opere contemporanee in contesti storico-artistici aulici.