Luca Giordano, dalla Natura alla Pittura, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli, sino al 10 gennaio 2020

Nato da una costola di Ribera, Giordano nasce napoletano e diventa presto pittore di respiro europeo. Egli è l’artista che con più eloquenza interpreta l’idea della pittura come esibizione suggestiva: e in Rubens dipinge l’Allegoria della Pace, circa 1660, mette in scena un’arguta celebrazione dell’arte stessa e di colui che egli considera il massimo riferimento: dipingerà, negli anni spagnoli, anche un Omaggio a Velázquez. Studia e comprende la meccanica visiva di Pietro da Cortona e le sottigliezze cromatiche dell’arte veneta (e anche a Venezia impone il suo talento, collocando tra l’altro nel 1667 la sua Assunta alla Salute), che declina in una propensione a mutar registro a seconda delle circostanze e in facilità nel congegnare scene amplissime e luminose, coloristicamente suadenti e ricche di umori inventivi.

Luca Giordano, Venere amore e satiro, c. 1670

Luca Giordano, Venere amore e satiro, c. 1670

Del 1679 sono gli affreschi con La gloria di San Gregorio e L’arrivo a Napoli delle monache con le reliquie del santo in San Gregorio Armeno a Napoli, del 1682 la Gloria di sant’Andrea Corsini al Carmine a Firenze, cui segue immediatamente la decorazione aerea e fastosa della galleria di palazzo Medici Riccardi, un’articolazione complessa di scene mitologiche e allegorie che culmina con Giove e l’apoteosi dei Medici, compiuta nel 1685.

Carlo II lo vuole in Spagna, dove Giordano già aveva mandato tele a Filippo IV per l’Escorial. Proprio nel monastero affresca nel 1693 l’Escalera, lo scalone monumentale, con allegorie che glorificano la monarchia spagnola e scene storiche, passando poi alle volte della chiesa, che compie in un anno: gli è d’aiuto il fatto che il suo metodo è una continua ripetizione con varianti, in grado di dar movimento e varietà a concezioni basate su schemi standardizzati. Il suo colorismo si fa sempre più lieve e seducente, alternando corsività ed effetti di fantasmagoria: al Buen Retiro affresca l’Allegoria del Toson d’oro, 1694, e nel 1698 pone mano alla volta della cattedrale di Toledo.

Luca Giordano, Deposizione di Cristo, part., 1671

Luca Giordano, Deposizione di Cristo, part., 1671

Nel 1702 Giordano torna a Napoli, ma la tarda età non ne fiacca gli spiriti: ancora nel 1704, un anno prima della morte, compie l’abbagliante Trionfo di Giuditta nella cappella del Tesoro Nuovo in San Martino.