True Fictions, Palazzo Magnani, Reggio Emilia, sino al 10 gennaio 2021

Il sottotitolo, “Fotografia visionaria dagli anni ’70 ad oggi”, indica la traiettoria, il punto vitale di contraddizione in cui la fotografia finge – “io nel pensier mi fingo” – una misura diversa di reale plausibile, facendosi dismisura.

Lori Nix, Library, 2007

Lori Nix, Library, 2007

Certo si contamina con molti media espressivi, il cinema, che è per definizione staged, e certe forme teatrali e di performance, rimontando alla pratica antica del tableau vivant il cui fascino è lo specchiamento insolubile di chi posa per chi.

La selezione documentata è ampia, da James Casebere a Joan Fontcuberta, da Cindy Sherman a Sandy Skoglund, da Hiroshi Sugimoto a Paolo Ventura, da Jeff Wall a Andres Serrano. L’effetto gelido di straniamento, un fatto che già Goethe osservava, non è un limite ma diventa consapevolmente una condizione appropriata di lettura.

Sandy Skoglund, Fox Games, 1989

Sandy Skoglund, Fox Games, 1989

È una faccenda, se vogliamo, di effetti speciali, che non esibiscono meraviglie ma innescano oltranze visive in cui l’épater è, alla fine, funzionale a un ragionamento quasi sempre più profondo sui protocolli di verità.