Franco Fanelli. Nature fossili, Aleandri Arte Moderna, Roma, sino al 3 ottobre 2020

Virtuoso dell’incisione mai in cerca di applausi, Fanelli concentra ora la misura della sua ossessione argutamente dolce sull’imagerie tra geologica e archeologica scavandone immagini di asciutta ma sovrana ambiguità: come nature morte, ma in una misura di tempo e di spazio diversi, smisurati.

Fanelli, Histoire d’une tête I, 2020

Fanelli, Histoire d’une tête I, 2020

Nella loro evidenza desolata e ambigua, nella loro fisiologia inamena e reticente, i reperti tracciati dall’autore sono in realtà non cose ma coaguli mentali, precipitati di cultura e suggestione, di ragionamento mormorante e trascorrimento onirico e visionario, in cui si avverte un continuo lievitare d’umori di cultura e di poesia, che si fanno pulsazione di meraviglia.

Il rapporto con l’incisione è decisivo, nel costituirsi di questa imagerie: lavorare sulla lastra è dipanare una temporalità in se stessa autre, conferire alle cose una distanza, un possesso e uno statuto di aspettativa (guardare un’incisione si alimenta, ormai, d’un implicito anacronismo) che laboriosamente le rendono accidenti d’una ragione straniata.

Fanelli, Litica II, 2020

Fanelli, Litica II, 2020

Mi piace pensare all’effetto del loro dichiararsi, ora, in una galleria dove passano cose dell’arte, ma obbligando lo sguardo a non percepirle come ipotesi estetiche. Nell’odierno scorrere fluviale di immagini rappresentano un’ansa che ti costringe, anche, a pensare.