Adriaen van Ostade: The Simple Life, Kunstmuseum Winterthur, sino all’8 novembre 2020

Nativo di Haarlem, di poco più giovane di Rembrandt, allievo di Frans Hals, quando debutta, nel 1632, decide di presidiare l’area iconograficamente più collaudata della muova arte olandese, quella degli interni popolari, del teatro umoroso della società bassa.

Adriaen van Ostade, Der Charlatan, 1648

Adriaen van Ostade, Der Charlatan, 1648

È pittore ma quasi subito, seguendo proprio l’esempio anche professionale di Rembrandt, incisore, ed è in questo ambito che soprattutto indulge nei suoi umori caricaturali, nelle speziature che ne ravvivano, più curiose che naturalisticamente fedeli, le iconografie.

Bonario, divertito, mai eticamente coinvolto, interpreta quello dell’arte davvero come un mestiere, come una celebrazione gustosa della vita ordinaria e delle sue modeste, ma a loro modo orgogliose, bellezze.

Adriaen van Ostade, Der Familienvater, 1648

Adriaen van Ostade, Der Familienvater, 1648

È operosissimo, tecnicamente abile quanto non problematico nell’approccio, visivamente confidente: non ha un’idea forte del mondo da far filtrare nelle sue scene, perché del mondo gli basta lo spettacolo semplice, fragrante, che l’occhio argutamente seleziona e la sua mano, affinata quanto basta, rende suggestivo. In lui conta la consapevolezza orgogliosa del ben fare, un gusto di genere che largamente condivide con la sua clientela soddisfatta.