Maria Cristina Carlini. Geologie, memorie della terra, Studio Museo Francesco Messina, Milano, sino all’8 settembre 2020

Nel luogo deputato a celebrare l’opera di Messina, anima nobile della scultura novecentesca italiana, irrompe l’anomalia felice delle opere di Carlini.

Maria Cristina Carlini, Samurai 2013

Maria Cristina Carlini, Samurai 2013

Scultrice nata in seno all’arte della terra, Carlini è giunta ora a edificare le proprie strutture visionarie attingendo alla memoria grande dei materiali, alla loro intima vocazione alla monumentalità: Samurai, 2013, ne è documento esemplare.

Naturalmente la scultrice ne forza l’alterità formale, inseguendo ragioni di luogo più che di forma, mantenendo viva ed eccitando l’energia interna delle materie, come in un’operazione in filigrana geologica, o d’archeologia straniata, che attinge strati che rimontano sino a radianti umori simbolici.

Maria Cristina Carlini, Crateri, Museo Messina

Maria Cristina Carlini, Crateri, Museo Messina

Il percorso è ricco e forte. Carlini non entra in dialogo con il grande, aristocratico formalismo di Messina, si comporta come un’ospite discreta ma esigente, consapevole della propria forza. E l’operazione consente anche, a molti, di prender atto nuovamente delle qualità del grande Messina, figura posta più in ombra del dovuto dai corsi non lineari del gusto degli ultimi decenni.