Georges de La Tour. L’Europa della luce, Palazzo Reale, Milano, sino al 27 settembre 2020

Georges de La Tour agisce fuori dalle correnti ufficiali della pittura francese, un po’ come accade anche per i fratelli Le Nain.

La Tour, Maddalena penitente, 1635-1640

La Tour, Maddalena penitente, 1635-1640

La Tour è lorense, e certo per il tramite della vicina pittura fiamminga si vota a soggetti caravaggeschi, a temi bassi d’esplicito riferimento popolaresco, con più d’un aroma di genere: ma li tratta tuttavia antinaturalisticamente, con una sintesi formale che fa dei corpi volumi luminosi e ieratici e dei dettagli una sorta di astratta partitura decorativa.

Si specializza in notturni e in composizioni a lume artificiale in cui parimenti la sua distillazione formale consente di delucidare situazioni non narrative ma di fortissima intensità meditativa, che assorbe ogni sospetto d’esibizione virtuosistica: la sua, piuttosto, declina il tema della vanitas come costruzione analitica di forme nella luce in una sorta d’introversione contemplativa.

La Tour, I giocatori di dadi, 1650 – 1651

La Tour, I giocatori di dadi, 1650 – 1651

E poi la Maddalena penitente di Washington è un capolavoro, che indica quanto pensiero, più che virtù tecnica, abiti in un artista come questo, capace, più che d’un modo, di un mood.