Orazio Borgianni. Un genio inquieto nella Roma di Caravaggio, Palazzo Barberini, Roma, sino al 30 giugno 2020

Figura dalla biografia atipica, romano di nascita ma di fatto spagnolo per formazione, cresce all’ombra del fratellastro Giulio Lasso, architetto, e si stabilisce a Roma nel 1605.

Borgianni, Autoritratto, 1615

Borgianni, Autoritratto, 1615

Quando vi giunge porta con sé la lezione del manierismo franante del Greco e subito è in grado di leggere la vera portata del luminismo caravaggesco, con il quale fa continuamente i conti pur dal punto di vista non di un seguace ma da quello di un interlocutore critico, nutrito d’un umore intimamente propenso al visionario.

Non molte sono le sue opere, ma tutte importanti per comprendere gli incroci e gli snodi di un tempo di profondi riassetti, non tutti ugualmente consapevoli, dell’idea di arte e di stile, in cui i riferimenti più prossimi di Borgianni sono Saraceni, Antiveduto Gramatica, Lanfranco e Serodine.

Borgianni, Compianto sul Cristo morto, 1615

Borgianni, Compianto sul Cristo morto, 1615

Pochi sono gli anni del lavoro romano – muore nel 1616 – ma decisivi per molti, e che ne fanno in ogni caso una figura primaria, di cui mancava sino a ora una prospezione come quella che la mostra oggi propone.