Paris in the Days of Post-Impressionism: Signac and the Indépendants, Montréal Museum of Art, sino al 27 settembre 2020

Nel 1839 Eugène Chevreul pubblica De la loi du contraste simultané des couleurs ma è nel 1864, nel saggio De l’abstraction considérée relativement aux beaux-arts et à la littérature che sostiene come “le belle arti offrono al senso cui si rivolgono solo delle astrazioni, anche quando ci presentano un oggetto, un ritratto ad esempio, che sembra riunire tutte le proprietà, tutte le qualità, tutti gli attributi visibili di un modello concreto”.

Van Rysselberghe, Paul Signac en yachtsman, 1896

Van Rysselberghe, Paul Signac en yachtsman, 1896

Il mondo fisico si rivolge ai sensi attraverso una coscienza spazio-temporale la cui totalità non sarebbe padroneggiabile se non riducendola a fattori essenziali, esprimibili e comunicabili nell’autonoma unicità compiuta e organizzata dell’opera: ribadirà Émile Bernard che “in verità solo le astrazioni possono produrre l’arte. La linea è la prima di queste astrazioni, perché non esiste in natura”.

L’arte dunque può concentrarsi sull’espressione efficace in quanto si sa comunque immagine astratta, rinunciando definitivamente alla clausola di verosimiglianza su cui s’è retto, per secoli, l’ambiguo concetto di imitazione, e affidarsi a quella che allora si dice “estetica scientifica”.

Lacombe, Baie de Saint-Jean-de-Luz, c. 1904

Lacombe, Baie de Saint-Jean-de-Luz, c. 1904

Non stupisce dunque che al Salon des indépendants del 1884 figurino insieme autori analitici come Seurat e Signac e Redon, il nuovo campione dell’arte ideale: indipendenti significa anche, su un piano più direttamente prosaico, la destituzione definitiva del Salon ufficiale, perché gli Indépendants rifiutano tanto le giurie d’accettazione quanto i premi.

Qui, più ancora che nelle stagioni impresisoniste, si radica la modernità novecentesca: qui, e nella rilettura di Cézanne che ne fa il postimpressionismo, auspice soprattutto Bernard.