In memoria di Lucio Del Pezzo (1933 – 2020)

Traggo dal mio antico Dieci proposizioni per Lucio Del Pezzo, Mazzotta, Milano 1992:

Del Pezzo, Grande quadro d’oro, 1964

Del Pezzo, Grande quadro d’oro, 1964

“Luogo arcano, immaginario, enigmatico, detto Flatlandia”. Così Del Pezzo, anni fa, a proposito delle stagioni d’immagine sue più recenti. E Italo Calvino, nelle Parafrasi memorabili di questi teatri pacioleschi e paradossali: “Tra le insegne d’una città non si svolgono mai monologhi ma duetti, trii, sestetti, sinfonie in cui l’ingresso d’ogni nuovo interlocutore cambia tutto il discorso”. Chiari e netti come stendardi, i colori, come le tarsie d’una araldica in cui le forme non sanno più se stesse, ma impongono l’evidenza cantabile della loro sagoma forte. Concitato e sapidamente oscuro il montaggio, invece, che vive della compressione e della accumulazione degli echi simbolici, delle allusioni, delle evocazioni nomadi: forme grevi di storia, e insieme stereotipi di se stesse, doppi virati a un gioco di segni che s’inventano una sintassi, indifferenti, liberi, mentalmente bidimensionali.  […]