Ulisse. L’arte e il mito, Musei Dan Domenico, Forlì, sino al 21 giugno 2020

Mito stratificatissimo, aperto, che accompagna l’uomo europeo sin dal tempo dei poemi omerici, Ulisse è il classico argomento passepartout, che ne fa lo specchio di epoche e suggestioni stratificate.

Belly, Les Sirènes, 1867

Belly, Les Sirènes, 1867

Così lo si intende a Forlì, dove si parte appropriatamente dall’Ulisse di Sperlonga e subito ci si fa prendere la mano da cose anche meno attinenti ma bellissime: l’Afrodite callipige napoletana e il Concilio degli dei di Rubens, per dire.

Un percorso rintracciabile e divertente è quello delle figure femminili, Penelope – quella bellissima di Beccafumi – ma anche le Sirene, e Circe, e Calipso, che soprattutto nell’Ottocento esplorano confini indefiniti ma vividi, che sono quelli stessi dell’idea di femme fatale.

Waterhouse, Circe invidiosa, 1892

Waterhouse, Circe invidiosa, 1892

Poi ci sono gli ulissidi come De Chirico e Savinio, e per conto mio s’innesca un fuori mostra straordinario: fresco di stampa, Nessuno rivede Itaca di Hans Tuzzi, che esce da Bollati Boringhieri, libro straordinario: ma qui è d’un’altra Itaca che si parla, e non c’è veramente approdo.