Taddeo di Bartolo, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia, sino al 7 giugno 2020

Taddeo di Bartolo ha dipinto non molti anni, ma dando prova di un’operosità rara, e dispiegata su un’area assai vasta: la Liguria, Pisa, ovviamente la natale Siena, Montepulciano dove lascia un capolavoro, Perugia, San Gimignano, Volterra, Colle Val d’Elsa, eccetera.

Taddeo di Bartolo, Arcangelo Gabriele, 1401, Montepulciano, Duomo

Taddeo di Bartolo, Arcangelo Gabriele, 1401, Montepulciano, Duomo

È un perfetto interprete d’un clima vivido, il gotico che si estenua nelle eleganze del suo tempo ultimo: muore nel 1422, e giusto un anno dopo Gentile da Fabriano dà a Palla Strozzi l’Adorazione dei Magi.

È a suo agio con le macchine lignee complesse, con quel dominare dell’oro, ma è tutt’altro che banale anche come frescante, e il suo mediare correnti diverse della cultura del tempo, assai meno localistica di quanto certe storie abbiano raccontato, ne fa un vero grande tramite.

Taddeo di Bartolo, Adorazione dei Magi, Siena, Pinacoteca Nazionale

Taddeo di Bartolo, Adorazione dei Magi, Siena, Pinacoteca Nazionale

Mostra controcorrente, che in un tempo in cui pare s’inseguano solo i fantasmi di rari e abituali nomoni offre un autore della cui fisionomia non s’era mai tentato un ritratto, uno che se non l’hai mai sentito nominare non ti devi sentire in colpa. Ma c’è sostanza, qui, vera: c’è grande pittura.