Alessandro Savelli. L’umanità del sacro, Villa Vertua Masolo, Nova Milanese, sino al 22 marzo 2020

Misurarsi con gli argomenti del sacro è, inevitabilmente, fare i conti con l’apparato incombente delle iconografie e dei modi che la storia dell’arte occidentale ha edificato.

Savelli, Annunciazione, 2019

Savelli, Annunciazione, 2019

Savelli ha deciso di misurarsi con il tema del sacro non di recente, com’è avvenuto invece ai molti che hanno seguito le onde dei gusti decennali del contemporaneo – ora “va” il sacro, ora “va” la ceramica, allo stesso modo, e via colonizzando di chic – perché sin dai suoi inizi sapeva, e ha saputo, misurarsi con l’apparato valoriale dell’immagine a qualche titolo ineludibile.

Ora questa mostra, scandita a chiara, documenta le tappe del suo percorso, del quale appare nitida l’intima tensione intellettuale più che l’intento di annettersi un territorio ulteriore dell’artistico. La Deposizione da Pontormo che lo accompagna dal 1973 indica la via: che è quella di restituire in pittura non tanto un argomento del religioso quanto di una dimensione delucidata e spoglia di coscienza, la volontà di continuare a porsi domande e non di offrire e offrirsi risposte gratificanti.

Savelli, Il cinquantesimo giorno, 2015

Savelli, Il cinquantesimo giorno, 2015

Ne scaturisce un corso d’opere in cui una volontà di pittura si misura con forza con i confini del mistero che alimenta la fede di molti e ingaggia la coscienza di coloro che credenti non sono. La storia di un pittore, innanzitutto, la cui ricerca di intensità e di luce non è mai, né potrebbe essere, apparato retorico.