Lee Krasner. Living Colour, Zentrum Paul Klee, Bern, sino al 10 maggio 2020

Lee Krasner, ebrea ucraina nata a Brooklin, è una donna in arte esemplare del secolo: a cominciare dal fatto che inizia a studiare alla Women’s Art School della Cooper Union a New York, segno che la faglia di genere si è inoltrata di fatto sino alle generazioni cruciali del secolo scorso.

Krasner, Shattered color, 1947

Krasner, Shattered color, 1947

Krasner lavora alla WPA durante la guerra, poi nel 1945 sposa Pollock e da quel momento la sua biografia è ineluttabilmente un’appendice della conflagrazione dell’arte e della vita del marito.

Naturalmente è ancor più difficile, per lei, ritagliarsi e rivendicare un margine di autonomia dall’ombra incombente e ormai mitologica del marito. Ma Krasner reinventa il proprio lavoro, recupera un’identità, i cui aspetti problematici riguardano non tanto il suo genere quanto la difficoltà di evolvere con lucidità e tensione dalle premesse dell’espressionismo astratto.

Krasner, Siren, 1966

Krasner, Siren, 1966

Verrà un tempo in cui infine la condizione femminile in arte si potrà davvero guardare in prospettiva storica, senza che faccia da filtro alla lettura del lavoro e soprattutto alla misura della sua qualità. Ma ora è così. Il fatto che questa sia la prima seria mostra di Krasner in Europa vuol dire ancora molto, suona risarcimento, eccetera.