2020 Vision: Photographs, 1840s–1860s, Met, New York, sino al 10 maggio 2020

Il Met è nato nel 1870, proprio quando la grande novità della nostra cultura visiva e della tecnica moderna era la fotografia. Essa era appena nata, e già andava decidendo il proprio territorio d’immagine: l’arte stessa, il paesaggio, il ritratto, eccetera.

Anonimo, Fotografo al lavoro, c. 1855

Anonimo, Fotografo al lavoro, c. 1855

Di lì a non molto sarebbe stata un ambito specifico delle arti, ma ancora in quel momento è “The Pencil of Nature”, come voleva Talbot, o per dire con DuCamp, “dessin photographique”, e sta definendo il proprio mondo e i propri statuti.

Che il Met, il quale negli stessi anni sta trasferendo e ridefinendo l’idea di grande museo nel Nuovo Mondo (l’intenzione è di rifare una sorta di Louvre a New York), e se ne faccia promotore, è un fatto che appartiene ai corsi maggiori della modernità: Luigi Palma di Cesnola, figura cruciale della prima storia del museo, molto si è occupato, oltre che di archeologia, proprio di fotografia.

Felice Beato, Cupola della Roccia, Gerusalemme, 1856-1857

Felice Beato, Cupola della Roccia, Gerusalemme, 1856-1857

È anche, questa, una mostra di nuove acquisizioni, commendevole perché il Met ha scelto con saggezza di non puntare sulla mediazione al basso della cultura artistica, ma sulla costruzione, sull’incremento continuo e sullo studio del proprio patrimonio, nella piena consapevolezza della propria stessa storicità.