Making Van Gogh, Städel, Frankfurt/Main, sino al 16 febbraio 2020

Il grande mercante berlinese Paul Cassirer organizza dal 1901 una serie di mostre di Van Gogh in Germania, tra le quali una nel novembre 1905 da Ernst Arnold a Dresda che influenza in modo decisivo la nascita della Brücke.

Van Gogh, Weiden bei Sonnenuntergang, 1888

Van Gogh, Weiden bei Sonnenuntergang, 1888

La Germania è il luogo dove da subito il pittore è celebrato e mitizzato. Se è vero che in vita ha venduto un solo quadro, entro il 1914 musei e collezioni tedesche giungono a possedere circa centicinquanta dei circa ottocentocinquanta dipinti che rappresentano tutta la sua produzione.

Van Gogh non è percepito solo come antiaccademico, come pure fanno timidamente le Secessioni. La sua biografia estrema, la sua oltranza pittorica, sono i paradigmi di un’idealizzazione dell’artista dropout, che si pone in tutto il di fuori del contesto valoriale e sociale: il che, in un mondo come il tedesco in cui vigono statuti rigidi di classe e un bigottismo borghese radicato, ha assai più che altrove un valore esplosivo.

Dix, Sonnenaufgang, 1913

Dix, Sonnenaufgang, 1913

Tutta l’esperienza degli espressionismi, anche nelle sue propaggini che si fanno ben presto ideologicamente rivoluzionarie, lo assume come stella fissa del proprio firmamento, a dire che non solo una nuova pittura è possibile, ma che in filigrana, davvero, è possibile un nuovo mondo, del quale il mimentismo discrepante di Van Gogh è l’esempio più lucido.