Johannes Itten: Kunst als Leben, Kunstmuseum Bern, sino al 20 febbraio 2020, poi Kunstforum, Bielefeld, dall’8 marzo 2020

Itten si sente, prima ancora che magister, maestro, ovvero portatore di un sapere problematico dell’arte fatto in se stesso forma dell’azione pittorica, in cui la realizzazione fisica dell’opera non ha luogo se non in modo accessorio.

Itten, Einatmen Ausatmen, 1922

Itten, Einatmen Ausatmen, 1922

Già prima di Bauhaus insegna per tre anni a Vienna, mettendo a fuoco un atteggiamento per molti versi radicale. Quella che ha alle viste è una vera e propria Lebensreform, una modificazione del modo complessivo di vita senza il quale l’avanguardia artistica sarebbe fondamentalmente sterile: occuparsi di contrasti cromatici e di forme elementari fa parte di scelte come l’alimentazione vegetariana, le tecniche di respirazione, il naturismo, la ginnastica corporea, ovvero di un modo di vivere e di pensarsi compiutamente rifondato.

È intriso, naturalmente, di atteggiamenti esoterici e sapienziali, il suoi allievi sono piuttosto degli iniziati che tendono, nell’entusiasmo confuso del primo Bauhaus, a farsi setta. Ciò ha un’incidenza ancor maggiore perché egli si assume, nella didattica del Bauhaus, la responsabilità del corso preparatorio, che si inoltra ben al di là del puro conoscere e praticare tecniche e materiali.

Itten, Tagebuch VI , Krefeld, 1937-1941

Itten, Tagebuch VI , Krefeld, 1937-1941

Tra le utopie diverse incarnate da Gropius e compagni, la sua è la più eccentrica, probabilmente la più estrema: certo la più disfunzionale al progetto didattico complessivo. Nel 1923 il Bauhaus lo allontana, ma l’imperturbabile Itten prosegue altrove la propria opera di formatore di coscienze. Quando ci raccontiamo che è stato un formidabile teorico del colore, dobbiamo sempre ricordare che per lui termini come teoria, metodo, espressione, significano molto altro.