Eva Sørensen, in memoria

Eva Sørensen (1940-2019) se ne è andata in silenzio, nella Verbania che l’aveva infine adottata. Era stata tra i pionieri che avevano fotografato Piero Manzoni a Herning, mentre eseguiva la Linea lunga 7200 metri, poi sua amica e confidente, tanto da trasferirsi in Italia.

Eva Sorensen, Senza titolo, gres, 1966

Eva Sorensen, Senza titolo, gres, 1966

Fontana e Jorn la coinvolgono nella stagione straordinaria della ceramica ad Albisola, ma la sua vocazione va alle dimensioni monumentali, in cui l’ostensione della bellezza intrinseca della materia si media con i suoi tracciati graffiti, intimamente organici, fluenti, lievi ai limiti della demateriazione tanto quanto s’impone, per converso, la volumetria solo all’apparenza ostica delle pietre. Lavora marmi a Pietrasanta, poi sul lago Maggiore scopre, negli anni settanta, il granito verde di Montorfano a Mergozzo, la terra che dà anche il Candoglia e il Baveno.

Eva fa una scelta di vita, e da questo granito trae forme straordinarie, primarie, poeticamente inattuali. Nel 1982 espone al padiglione della Danimarca alla Biennale di Venezia, e s’impegna in numerosi progetti monumentali. Ricordo una sua mostra sottile, sceltissima, da Antonia Jannone a Milano, nel 2008.

Eva Sorensen, Senza titolo, 1972

Eva Sorensen, Senza titolo, 1972

Le sue sono sculture che non hanno mai una misura o una dismisura, ma solo intime, necessarie proporzioni. Per questo è stata grande.