À l’école de l’antique, Beaux-Arts, Cabinet Jean Bonna, Paris, sino al 12 gennaio 2020

L’esercizio sull’antico è il pane quotidiano dell’arte che, dalla nascita seicentesca dell’Académie royale ma con preziose anticipazioni nei soggiorni romani di taluni autori, costituisce uno dei fondamenti della formazione: la fondamentale prova di copia dall’antico verrà abolita solo nel 1968.

Jean Boucher, Satyre et Bacchante, 1600

Jean Boucher, Satyre et Bacchante, 1600

Sono d’après spesso testuali, ma nel corso dei secoli s’insaporiscono di argute mediazioni di gusto e di reinvenzioni a partire dai modelli: essi sono, per lo più, calchi di opere celebri, oppure esercizi che a loro volta passano attraverso la mediazioni di altri disegni e incisioni.

L’insistere su satiri e baccanti, come fa già nel 1600 Jean Boucher a partire dall’ellenistico Pan e Olimpo, dunque da un modello per molti versi in sé sensuoso, è un modo attraverso cui si remitizza uno dei temi forti che transitano dal barocco alle leziosità sette e ottocentesche. Ne è conferma il Corteggio di Sileno di Géricault, uno dei più bei fogli della mostra, che introduce il clima che sarà di Pradier, Clésinger, Gérôme, Coubet stesso – è stata memorabile, nel 2016, la mostra “Bacchanales modernes!” – e poi della moda ellenizzante che si declinerà sino ai primi del Novecento.

Jacques Louis David, Ménélas soutenant le corps de Patrocle

Jacques Louis David, Ménélas soutenant le corps de Patrocle

Altra vicenda raccontano Poussin, David e poi Ingres, un progetto di classicità che insegue un assoluto di bellezza e che nel d’après trova una fonte decisiva d’ispirazione e di pratica.