Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento, Aula Magliabechiana, Uffizi, Firenze, sino al 1 marzo 2020

L’Aretino è, insieme, un esponente perfetto del milieu rinascimentale maturo, e un guastatore capace di forzare i codici del bon ton intellettuale spingendoli ben oltre i limiti canonici.

Aretino, Sonetti lussuriosi [Sonetti sopra i XVI modi] noto come “opuscolo Toscanini”, “T”

Aretino, Sonetti lussuriosi [Sonetti sopra i XVI modi] noto come “opuscolo Toscanini”, “T”

Sa di pittura e scultura, è amico di artisti, è lettore fine e sofisticato e insieme gioca una parte precisa, ben protagonistica, nel teatro dell’arte del suo tempo: “Mi dicono ch’io sia figlio di cortigiana; ciò non mi torna male; ma tuttavia ho l’anima di un re”. Un profilo, il suo, in cui volendo si può intravvedere quello futuro di un Apollinaire.

Ciò che più lo intriga è emulsionare alto e basso, una vena istrionica popolaresca e una padronanza letteraria acuminata. Soprattutto egli rompe in modo clamoroso il vincolo della costumatezza di cui in tutte le corti si predicava, ma che da nessuna parte si praticava: a Roma come a Mantova come a Venezia, i luoghi in cui si erge ad arbiter di un mondo impastato di aristocrazia ma anche di ruffianeria.

Sebastiano del Piombo, Morte di Adone, 1512

Sebastiano del Piombo, Morte di Adone, 1512

Sino allo scandalo assoluto dei Sonetti lussuriosi, accompagnamenti salaci alle tavole dei Modi disegnate da Giulio Romano e messe in lastre da Marcantonio Raimondi, quindi nella prima cerchia raffaellesca. È, a pieno titolo, pornografia esibita, prodotto dello “scrivere e scolpire alcuna volta per trastullo de l’ingegno cose lascive”: una frontiera che in arte s’inoltrerà, nel secolo, sino a Parmigianino, Giulio Bonasone, Enea Vico, Agostino Carracci, primi vagiti d’un’idea d’arte che si sta sottraendo all’ipoteca ideologica di valori eteronomi.