Arcangelo. Le mie mani toccano la terra, MA*GA, Gallarate, sino al 19 gennaio 2020

Nel 1987 Arcangelo tiene una personale al Pac di Milano, intitolata Toccare la terra, da cui emana il senso profondo, atavico, di un’idea di Heimat, di identità radicale, che è per lui mitopoiesi.

Arcangelo, Mai cerchi della terra rumori, fuoco e fiamme, 1991

Arcangelo, Mai cerchi della terra rumori, fuoco e fiamme, 1991

Era un atteggiamento totalmente pittorico, in ciò consonante con il rappel postconcettuale che era nell’aria, ma nulla aveva del bamboleggiamento postmoderno in auge. Era, piuttosto, un ripensamento profondo dell’esprimere ed esprimersi individuale, un coagulare schegge di fabula per farne trapelare gli umori meno padroneggiabili dalla ragione.

Da allora il pittore ha esplorato percorsi diversi, intridendosi d’umori ora orientali ora, soprattutto, africani, ma in realtà sempre tracciando le rotte di un viaggio che aveva e ha un ombelico saldo nel rapporto con il proprio mondo ancestrale.

Arcangelo, Fiore irpino, 2017

Arcangelo, Fiore irpino, 2017

Ora, nella stagione della grande maturità, si legge con chiarezza il repertorio di tutto ciò da cui Arcangelo si è trenuto ben lontano: soprattutto, quel suo coltivare con durezza il proprio essere artista, il proprio quoziente di digrignante poesia, in luogo di “fare l’artista”.