PaginEchaurren, Santa Maria della Scala, Biblioteca e Fototeca Giuliano Briganti, Siena, sino al 5 marzo 2020

Echaurren è dagli anni ’70 protagonista di un lavoro cartaceo che si sottrae, lucidamente e fastosamente, ai confini convenzionali in uso: tra grafica editoriale, illustrazione, creatività felicemente nomade.

Echaurren, Porci con le ali, copertina, 1976

Echaurren, Porci con le ali, copertina, 1976

Il suo è un caso perfetto di ignoranza dottissima: nel senso che le sue prove, all’apparenza così light e calate nel flusso della coscienza visiva contemporanea, giocano ad apparire masscult ma nascono da una conoscenza sofisticatissima, ametodica ma viva, delle avanguardie storiche del ‘900: per quanto mi concerne, è uno dei pochi che possano sostenere un discorso articolato su Duchamp evitando tutte le fregnacce e i birignao che s’ascoltano di solito.

Inventore delle vecchie copertine di Savelli, ha inaugurato la svolta successiva al pensiero ferreo della pagina che era stato di Steiner e compagni, avvicinandosi magari a Munari ma già con souplesse pienamente postmoderna: Echaurren ha poi lavorato sulla frontiera visiva dei comics, da “Frigidaire” a “Linus”, facendo della conoscenza delle avanguardie storiche un materiale visivo aperto e ancora pensante, non piombandolo con grevità intellettuali.

Echaurren, Azione femminile, 1995

Echaurren, Azione femminile, 1995

Se ha un riferimento diretto, è con Gianfranco Baruchello, un altro eccentrico deviante che per anni la cultura ufficializzante ha evitato perché non sapeva dove e come collocarlo, e del quale solo ora, ma ancora timidamente, inizia occuparsi: un altro che non si capiva bene cosa facesse, ma lo faceva benissimo.