Alonso Berruguete: First Sculptor of Renaissance Spain, National Gallery, Washington, sino al 17 febbraio 2020

Figlio del grande Pedro Berruguete, grande pittore più che italianizzante molto amato da Federico da Montefeltro, anche Alonso si forma ai primi del ‘500 tra Roma e Firenze, e ha la fortuna di incrociare la generazione artistica leggendaria.

Alonso Berruguete, Salome, c. 1514–1517

Alonso Berruguete, Salome, c. 1514–1517

Non guarda tanto a Raffaello, che è più anziano di lui di cinque anni, quanto alla generazione ulteriore, quella di Pontormo e Rosso Fiorentino, che volge con decisione verso il manierismo, che egli carica espressivamente in una sorta di tensione visionaria: e la sua scultura, cui si volge in seguito, è figlia dei precedenti alti, tra italiani e spagnoli, evolvendo in  corpi concitati nella forma e nel colore.

Alla fine del secondo decennio del secolo passa a Saragozza e diventa pittore di corte di Carlo V, poi è a Granada e ancora a Valladolid, Salamanca, Toledo, dove opera con una folta bottega.

Alonso Berruguete, Sacrificio di Isacco, 1526-1533

Alonso Berruguete, Sacrificio di Isacco, 1526-1533

A un certo punto, presto,  passa a Granada anche il più classicheggiante fiorentino Pietro Torrigiano, un altro grande della scultura colorata, che è stato prima alla corte di Enrico VIII e poi è passato in Spagna, dove le cose gli vanno meno bene, e muore non ancora sessantenne a Siviglia.