Salvatore Sava, Galleria San Carlo, Milano, sino al 16 novembre 2019

Gli aleurodidi sono protagonisti della nuova stagione del lavoro di Salvatore Sava: insetti che sono anch’essi parte della natura, ma dannosissimi, che s’insinuano nel paesaggio modificandolo irreparabilmente.

Sava, Aleurodidi, 2016, particolare

Sava, Aleurodidi, 2016, particolare

Sava, che nella natura vive davvero e ne è profondo conoscitore, non filosofeggia: sa che il naturale è struggle, e che, come la vita per Lucrezio, esso non è possesso di nessuno, ma dato solo in uso: per tutti, uomini e animali.

Non poeteggia intorno alla bellezza della natura. Non predica. Crea con materie d’artificio un paesaggio vegetale stravolto, visionario, in cui la pietra leccese della sua terra s’incrocia con metallo, cemento, plastica, al limite della suggestione di un barocco postumanizzato. Poi vi immette le sue stesure incombenti di giallo fluo, come una deviazione chimica d’artificio estremo, come uno straniamento violento, inappellabile.

Sava, Fiore del Salento, 2014

Sava, Fiore del Salento, 2014

I suoi lavori sono così. Bruschi, anestetici, di ruvida, forse feroce intensità. Come la poesia per Gregory Corso, la sua scultura appare come “una triste necessità umana”.