Barnett Newman, All’origine della nuova astrazione, traduzione e cura di Stefano Esengrini, Christian Marinotti, 2019.

Basterebbe questo passo di Il sublime è adesso, 1948, in cui Newman rifonda il suo antiformalismo in pensiero di un sublime possibile: “Il fallimento dell’arte europea nel raggiungere il sublime si spiega con il cieco desiderio di esistere all’interno della realtà della sensazione (il mondo oggettivo, sia esso deformato o puro) e di costruire un’arte nei limiti della plasticità pura (l’ideale greco della bellezza, indipendentemente dal fatto che questa plasticità si traduca nel romanticismo di una superficie attiva o nella stabilità di una superficie classica). In altre parole, l’arte moderna, trovandosi sprovvista di un contenuto sublime, è stata incapace di creare una nuova immagine sublime e, non avendo saputo liberarsi delle figure e degli oggetti propri del linguaggio visivo rinascimentale, se non deformandolo o rinnegandolo a favore di un mondo vuoto di formalismi geometrici – una retorica pura di relazioni matematiche astratte –, è rimasta irretita in una diatriba intorno alla natura della bellezza: se la bellezza sia nella natura o possa essere trovata senza riferirsi ad essa.

Newman, Adam, 1951-1952

Newman, Adam, 1951-1952

Credo che qui in America alcuni tra noi, affrancati dal peso della cultura europea, stiano trovando la risposta, nel rifiuto assoluto dell’idea che l’arte abbia a che fare con il problema della bellezza e con il luogo in cui questa può essere trovata. Vivendo in un tempo privo di una leggenda o di un mito che possano essere definiti sublimi, rifiutandoci di ammettere qualsiasi esaltazione nelle pure relazioni, rifiutandoci di vivere nell’astratto, si pone ora la domanda: come potremmo creare un’arte sublime?”.

Ma c’è, naturalmente, molto di più in questa raccolta di scritti e interviste, il filo tesissimo sempre di una delle grandi, lucide coscienze dell’arte contemporanea: Newman era anche colui che affermava che “l’estetica è per me quel che l’ornitologia deve essere per gli uccelli”.