Man Ray. Le seduzioni della fotografia, Camera, Torino, sino al 19 gennaio 2020

Man Ray è il vero gigante dell’arte fotografica novecentesca, sia perché la sua biografia tutta l’attraversa, sia perché instaura un paradigma qualitativo in cui il cosa fare trascende largamente le retoriche del come.

Man Ray, Erotique voilée, 1933

Man Ray, Erotique voilée, 1933

Non a caso a lui si legano, in una trama di rapporti anche fondativamente intellettuali, figure come Lee Miller, Berenice Abbott, Meret Oppenheim e Dora Maar. Altre sono non meno importanti, da Donna Lecoeur a Kiki de Montparnasse, da Ady Fidelin a Nusch Éluard sino a Juliet Browner, compagna degli anni finali.

Il filo conduttore è dunque quello del femminino, che Man Ray svincola bruscamente dalla tradizione pittorica del nudo e rende consapevolezza diversa dell’immagine, decidendone non solo l’età adulta ma anche, pienamente, la moderna.

Compagno di strada di Duchamp, con cui ad esempio già nel 1921 gira il film sperimentale Madame la Baronne Elsa von Freytag Loringboven se rase le pubis e gli dà collaborazione nelle incursioni nell’immagine fotografica; inoltre di dada e surrealismo si fa insieme cronista e reinventore.

Man Ray, Les larmes, 1932

Man Ray, Les larmes, 1932

È maestro di molti, Jacques-André Boiffard e Bill Brandt su tutti, e anche nella foto di moda stabilisce modelli concettuali che scenderanno per i rami sino a oggi. Sempre, in ogni caso, en artiste.