MASKE In der Kunst der Gegenwart, Aargauer Kunsthaus, sino al 5 gennaio 2020

La filigrana originaria della maschera, che è il doppio e l’altro, disguise e amplificazione identitaria, nell’arte post-dadaista si fa molto altro, in cui il retaggio sacro e antropologico si diluisce e riverbera in modi plurimi.

Olaf Breuning, Emojis, 2014

Olaf Breuning, Emojis, 2014

La mostra ne offre un censimento delle declinazioni che ne hanno dato gli autori delle generazioni ultime, da John Stezaker a Cindy Sherman sino a giovanissimi come Pedro Wirz e Nathalie Bissig.

Molto vi entra in gioco, il codice del primitivo e dell’iconografia astratta del digitale, l’uso anche citatorio della manualità fabrile e lo scarto tecnico artificioso: il tema profondo è quello del trascolorare pericolante dell’identità, del suo porsi non univoco nello spazio, nel tempo, nel contesto.

Christoph Hefti, World Mask, 2014

Christoph Hefti, World Mask, 2014

Sullo sfondo è anche l’amplificazione e la metamorfosi semantica dell’idea stessa di maschera, che in arte è ormai anche un genere a se stesso, esplorabile benché non definibile.