Ugo Nespolo. Fuori dal coro, Palazzo Reale, Milano, sino al 15 settembre 2019

Fuori dal coro significa anche, nella vicenda di Nespolo, esser stato uno degli snodi cruciali della neoavanguardia ma preoccupandosene il giusto, senza farne vessillo, e in seguito vivere una dimensione estranea allo chic con altrettanta souplesse: curioso, goloso del mondo, prolifico, divertito, non si è fatto passare per incendiario quindi vive senza la prospettiva di morire pompiere.

Nespolo, Condizionale, 1967

Nespolo, Condizionale, 1967

La mostra riporta alcune perle dei suoi debutti, lavori straordinari come Condizionale e Molotov, dà conto della sua adesione precocissima al clima Fluxus e del suo cinema d’avanguardia, del suo agire come lievito intelligente nel clima torinese che porterà all’arte povera.

Viene, poi, il popism dei puzzles in cui smonta argutamente sin da subito le ragioni della ricezione mitica di avanguardia e neoavanguardia, e la grande maturità che lo vede operoso nell’ambito vasto della comunicazione visiva e, perfetto erede di Depero, di quelle che un tempo si dicevano arti applicate ma che già si configurano in lui come la situazione fastosamente intermedia tra creatività pura e mondo delle cose.

Nespolo, Window Poem, 1984

Nespolo, Window Poem, 1984

Coltissimo, dotato d’un criticismo naturale e argutamente coltivato, Nespolo fa la sua dote migliore del non assumere mai pose da clerc della cultura alta, ma del suo seminare germi d’intelligenza con felice, facile dispendio.