Paris Romantique, Petit Palais e musée de la Vie romantique, Paris, sino al 15 settembre 2019

L’impresa di una grande mostra fatica a equilibrare un’epoca in se stessa enorme, in cui aspetti che di solito sarebbero contesto – vita civile, gusto, letteratura, musica, teatro – qui sono parte essenziale del testo stesso.

Steuben, La Esmeralda, 1839

Steuben, La Esmeralda, 1839

Si è scelto di stabilire alcuni filoni emblematici, dalla vicenda delle Tuileries ai Salons (è il tempo del Radeau de la Méduse e dei Massacres de Scio, per dire, che si compie con lo scandalo della Femme piquée par un serpent di Clésinger, 1847, giusto prima della rivoluzione del 1848 che chiude la mostra), dell’immaginario della Notre-Dame de Paris di Hugo, del Quartier Latin e della Nouvelle Athènes, delle grisettes e delle grandi lorettes, dell’eclettismo neogotico e della cultura dei boulevards.

Dunque non solo dipinti ma anche la moda, la decorazione, il mobilier, i cenacoli letterari, Berlioz e Daumier, Rossini e gli esordi di Daguerre: in realtà sono più mostre in una, ma l’effetto panoramico alla fine viene ottenuto.

Arnald, Paris vu de Montmartre, 1822

Arnald, Paris vu de Montmartre, 1822

Certo, è un monumento strepitoso, 685 numeri di catalogo, all’anima più profonda di Parigi, orfana dei fasti imperiali e laboratorio decisivo della cultura ottocentesca, esplorata sino alla svolta che porta alla pittura di Courbet e alla Vie de bohème di Murger.