Sublime. Luce e paesaggio intorno a Giovanni Segantini, MASI, Lugano, sino al 10 novembre 2019

Il Trittico della natura di Segantini, frutto straordinario del progetto geniale e incompiuto del padiglione engadinese all’Expo del 1900, viene esposto a Lugano in un percorso che conduce da Turner a This Brunner, uomo di cinema di cui si espone l’installazione recente Die Magische Bergwelt in den Filmen von Daniel Schmid.

Segantini, Trittico della natura, 1896-1899

Segantini, Trittico della natura, 1896-1899

Quella del sublime e della montagna come luogo appropriato della sua esperienza è una vicenda di cui la cultura svizzera è intrisa: si pensi a Hodler e a Giovanni Giacometti, a un fotografo come Balthasar Burkhard, che in questo museo ebbe una mostra lo scorso anno, agli Seelenzustände che portano una generazione, in cui spicca il Boccioni divisionista, alla svolta che s’inoltra nel Novecento.

Ma il Trittico s’impone come monumento a se stesso. Segantini, che muore nel 1899 non potendo gestire il destino della grande impresa, lavora sullo scenario montano di Soglio, sul crepuscolo visto dallo Schafberg in Engadina e sul paesaggio invernale di Maloja: che sono luoghi fisici, e si fanno in lui, come per lievito intimo, dimensioni dell’animo.

Boccioni, Paesaggio lombardo, 1908

Boccioni, Paesaggio lombardo, 1908

Boccioni, figura di snodo della mostra, s’innamora della sua opera attraverso Mario Chiattone, che nel 1908 gli presta il libro di Primo Levi sull’anomalo pittore, e scrive nei suoi Diari: “lo provo io nel mio piccolo –  l’effetto che in Segantini produceva la solitudine – Beata solitudo sola beatitudo”.