Natalia Goncharova, Tate Modern, Londra, sino all’8 settembre 2019

Compagna di Larionov sin dai tempi dell’accademia a Mosca, fonda con lui il Vello d’Oro avviando una fervida stagione avanguardistica in dialogo fitto con futurismo, cubismo e soprattutto espressionismo, sino all’eposodio maggiore della costituzione del movimento raggista, 1913.

Goncharova, La Fenice, 1911

Goncharova, La Fenice, 1911

Come molti colleghi russi, allora, l’artista attinge anche dal folklore russo e dalle sue forme, in una brusca semplificazione formale che vale purificazione: non è un caso che da subito trovi in Diaghilev e nelle messinscene di balletto il proprio territorio espressivo naturale.

D’altronde sono proprio i Ballets Russes che, trasferendo a Parigi il mondo immaginativo della grande tradizione russa, ne distillano le componenti autres di decorazione, delle quali è evidente la presa su un milieu in cerca di antiaccademismi: quanto al folklore, è l’anima stessa della nuova generazione musicale dei Borodin, Mussorgskij, Rimskij-Korsakov, e poi di Prokofiev e Stravinskij.

Goncharova, Costume per Le Coq d'or, 1937

Goncharova, Costume per Le Coq d’or, 1937

È occorso molto tempo, sino a oggi, perché un museo dedicasse una retrospettiva a lei anziché alla coppia Larionov-Goncharova: finalmente qualche luogo comune si va snebbiando.