Le modèle noir. De Géricault à Matisse, Orsay, Paris, sino al 21 luglio 2019

Nel ‘700 le turqueries sono questione di esotico, ma dal moralismo rivoluzionario in poi la questione razziale riguarda nella scelta dei modelli anche altri aspetti, a cominciare dalla suggestione per cui si dice di nere, mulatte, ebree – e anche, non dimentichiamolo, delle italiane meridionali –, come di esseri diversi e più prossimi all’animalità fisica, dunque all’impudicizia.

Marie-Guillemine Benoist, Portrait d'une négresse, 1800

Marie-Guillemine Benoist, Portrait d’une négresse, 1800

La mostra svolge questo ragionamento impervio in una stagione in cui il politically correct è giunto a vertici paradossali e stucchevoli e non può non risentirne, imponendosi una serie vistosa di autolimitazioni. Detto questo, il tema è vivo. Il nègre Joseph protagonista del Radeau de la Méduse è, ai suoi tempi, il modello per antonomasia, il cui primato è conteso dall’italiano Cadamuro il quale, giusto per dare il clima dell’epoca, si rifiuta di posare con colleghi neri ed ebrei.

L’impronta coloniale e il luogo comune fanno delle modelle nere i soggetti ideali per servantes e schiave, e contemporaneamente impongono tratti fisici dal sontuoso fascino esotico: Gérôme, che di nudi sensuosi è maestro, ne è un interprete prolifico e continuo.

Jean-Léon Gérôme, Etude pour A vendre, esclaves au Caire, 1872

Jean-Léon Gérôme, Etude pour A vendre, esclaves au Caire, 1872

L’argomento è ricco di spunti, ma dallo svolgimento come intimidito: e in ogni caso, nell’Ottocento la questione non riguarda solo il modèle noir, ma più in generale l’intendimento di ciò che è avvertito, allora come in seguito, come l’altro da sé. Per dire, solo nel 1936 alla modella caraibica Ady Fidelin, diletta da Man Ray, sarà consentito apparire in fotografia in “Harper’s Bazaar”.