Luciano e Marco Pedicini. “Sotto mentite spoglie”, MANN, Napoli, sino al 30 agosto 2019

Ancora una lettura dell’opera di Canova, e ancora una volta la fotografia come stumento insieme lucidamente critico e ricco di riverberi ulteriori rispetto al proprio oggetto.

Luciano e Marco Pedicini. Sotto mentite spoglie

Luciano e Marco Pedicini. Sotto mentite spoglie

Da gran tempo è molto chiaro che, a fianco della fotografia puramente documentaria e a quella fortemente autoriale, il rapporto con la scultura antica passa attraverso la lettura fotografica in quanto operazione di saggistica per immagini, di auscultazione ed esplorazione delle opere per farne stillare spessori di senso meno evidenti.

Luciano Pedicini e il figlio Marco sono, in Italia, tra i maestri del genere. Il loro approccio è rispettoso della sostanza della scultura canoviana, ma essi ne fanno risonare nitidamente la magia dell’“ultima mano”, la sensualità profonda che per troppo tempo la stereotipizzazione neoclassica aveva posto in ombra.

Luciano e Marco Pedicini. Sotto mentite spoglie

Luciano e Marco Pedicini. Sotto mentite spoglie

Soprattutto, leggono la libertà straordinaria di Canova rispetto al modello antico, che è innesco e materia intellettuale ma ad altro lo conduce, perché, sostiene l’artista nei fatti oltre che nelle parole, rispetto agli antichi occorre “investirsi del loro stile, mandarselo in sangue, farsene uno proprio” laicamente risparmiandosi ogni empito di quella “castità severa” che non era retaggio originale dell’arte greca, ma le derivava piuttosto dalle ambigue e moralistiche letture settecentesche.