Albrecht Dürer. La collezione completa dei Remondini, Palazzo Sturm, Bassano del Grappa, sino al 30 settembre 2019

Questa iniziativa non è tanto importante per Dürer, del quale pure si espone la gran parte della produzione grafica, quanto per ricordare al mondo la straordinaria collezione dei Remondini, la dinastia bassanese che dal ‘600 ha anticipato alcuni dei fasti moderni della tipografia e dell’editoria.

Dürer, Il rinoceronte, 1515

Dürer, Il rinoceronte, 1515

Avevano macchine da stampa e torchi in gran numero, cartiere e una fonderia di caratteri, e grazie a una rete distributiva capillare, basata su colporteurs, invasero l’Europa e non solo di stampe popolari, religiose e laiche, modificando radicalmente il consumo dell’immagine nella cultura moderna.

Pubblicavano contemporaneamente libri di prim’ordine – a fine ‘700 sono gli editori di Mengs e di Francesco Milizia, ad esempio – e collezionavano incisioni della cultura “alta” ben consapevoli che, prima dell’avvento dell’immagine meccanica – ma sono stati pionieri anche delle vues d’optique – il nuovo scenario della società assegnava un ruolo decisivo alla circolazione delle immagini.

Dürer, Quattro streghe, 1497

Dürer, Le quattro streghe, 1497

Sono, insomma, un capitolo cruciale della storia della cultura artistica e, più, della cultura visiva tout court. Che possedessero 214 delle 260 incisioni di Dürer è normale: almeno, è stato normale per loro, tanto quanto produrre carte decorate d’uso e inventare le antenate delle figurine da collezione.